[ITA] [“Per Primo”] Per costruire discorsi efficaci bisogna seguire la regola delle 4 T (con Gianni Catalfamo)

Amici del canale, negli scorsi mesi abbiamo dedicato diversi articoli al tema del parlare in pubblico. Vi abbiamo dato le “3 regole base”, vi abbiamo aiutato a presentare i dati, vi abbiamo perfino supportato a rendere le vostre riunioni meno noiose e più “interessanti”.

E proprio la parola “interessante” dovrebbe essere la stella polare quando si comunica con le persone. Sia che stiate scrivendo o parlando in pubblico, dovreste essere perseguitati dal bisogno di essere interessanti, il quale va interpretato come il “ricompensare l’audience per il tempo che ci dedica”. Nella nostra era digitale un podio (virtuale o meno) non si nega più a nessuno, e ciò che era un privilegio di pochi è diventato un opportunità di molti, col risultato che non tutti gli interventi sono al livello che meriterebbe la scarsità del tempo disponibile da parte dell’audience. A noi è recentemente capitato di riflettere su quest’argomento e il risultato l’abbiamo sintetizzato in “4T”: Titolo, Tema, Tono e Testo!Gianni Catalfamo

Il Titolo

Per essere interessanti è bene cominciare dall’inizio, e cioè: “Come s’intitolerà il mio discorso o il mio post”?

La maggior parte di noi viene in contatto con molto più contenuto di quello che riesce a consumare ed è inevitabile che la decisione se cliccare o no su qualcosa sia veloce e superficiale; oppure immaginiamo di essere uno dei relatori di una sessione parallela di un convegno, uno tra i molti offerti alla scelta del pubblico. In casi come questi, il titolo è quasi tutto ciò che abbiamo per catturare la loro attenzione.

Una possibile strategia è semplicemente quella di cominciare a scrivere il post o il discorso sotto un titolo provvisorio, per così dire lasciarlo fluire liberamente e, solo quando il testo ci soddisfa, ripensare a un titolo accattivante. E’ molto più difficile fare l’opposto poiché stiamo rappresentando qualcosa che noi stessi ancora non conosciamo completamente.

Il Tema

E’ sempre buona cosa non allontanarsi mai troppo dai temi che si conoscono bene, ovvero quelli riguardanti la propria vita professionale, ma anche quelli che avete approfondito o studiato a scuola o per curiosità personale. In definitiva, non ha molto senso chiedere alla nostra audience di dedicarci del tempo quando ciò che si ha da dire non è che la ripetizione di roba che si trova dappertutto.

Ovviamente, limitarsi a un ventaglio di argomenti ristretto funziona bene sul proprio blog (dove è anche di aiuto per migliorarne la performance organica) e più in generale per gli articoli scritti; può però essere un problema nelle conferenze, dove di solito l’organizzatore sta cercando di “coprire” il programma dei contenuti che ha sviluppato per l’evento. In questi casi è di aiuto un po‘ di attento ascolto (di ciò che l’organizzatore sta cercando di fare) e una buona padronanza dei propri “mattoncini” standard (ne parliamo qui sotto tra poco).

Il Testo

Indipendentemente da come sarà fruito, la parola scritta come punto di partenza funziona quasi sempre. Certo, qualche volta ci vuole un po’ di pazienza e l’aiuto di un esercizio per liberare il flusso del pensiero: in molti casi bastano un po’ di solitudine e… un mezzo di trasporto (ad esempio parecchi lavorano molto bene in treno).

Senza però voler essere a tuti i costi dei novelli Beppe Fenoglio (citazione: “ … La più facile delle mie pagine esce spensierata da una decina di penosi rifacimenti …”), è anche importante prestare grande attenzione all’editing: lasciato nella sua prima stesura, ogni discorso spesso risulta poco chiaro e fruibile e comunque sfonderebbe i limiti di tempo imposti (e sul palco questo non deve succedere mai!). Gli standard universalmente accettati sono di 20-30 minuti per un discorso e di due pagine per un post; chi ha bisogno di più spazio, forse sta cercando di ficcare due argomenti nello spazio di uno, e questa non è in genere una buona idea.

Liberarsi di ripetizioni e figure retoriche per rendere la narrazione più lineare, oltre a far miracoli per rientrare nello spazio disponibile, rende poi più comprensibile ciò che si ha da dire.

Il Tono

Questa è l’ultima preoccupazione, anche se spesso è quella che porta via più tempo. Che cosa vogliamo che trasmetta questo discorso o articolo? Deve essere educativo, istruttivo, d’ispirazione o che altro? Forse sorprenderà scoprire che, cambiando la sequenza dei punti, si possa ottenere un tono completamente diverso.

Chiunque si occupi di erogare contenuti in modo professionale, legge molto e ancor più legge seguendo collegamenti talvolta espliciti e talvolta no. Il risultato è spesso una ricca libreria di esempi (senza azzardarsi a chiamarli Casi di Studio) e di ”mattoncini” che si possono utilizzare in molte situazioni. I migliori di questi mattoncini non hanno un tono proprio ma sono alquanto neutri e, dunque, di flessibile utilizzo.

In conclusione

L’articolazione delle “4T” fa sembrare il processo creativo come un qualcosa di molto ordinato, quando invece spesso non lo è. In realtà, quasi sempre, tre quarti d’ora da soli su un treno possono essere sufficienti a tracciare il succo di un discorso.

Vi abbiamo qui dato solo alcuni spunti. Avete idee al riguardo? Simili o diverse? Parliamone tramite i nostri blog (https://www.primobonacina.com/ e https://sonofgeektalk.wordpress.com/). E, da lì, ci potremo anche incontrare o parlare di persona.

Primo Bonacina: mi occupo di informatica da oltre 30 anni. Ho lavorato con ruoli di responsabilità per molte aziende, spesso multinazionali. Tra le più note: 3Com, Tech Data, Magirus (ora Avnet), Microsoft, Acer. Nel 2014 ho fondato un’azienda di consulenza operativa, commerciale e manageriale (PBS – Primo Bonacina Services: https://www.primobonacina.com/) che si occupa di favorire il business delle aziende IT.

Gianni Catalfamo: Ingegnere Nucleare, inizio nell’informatica (IBM, Olivetti, Lotus) con responsabilità anche di Country Manager. Nel 1993 entro come socio in Image Time, agenzia poi ceduta al gruppo Omnicom e incorporata in Ketchum, dove ha la responsabilità Europea del Digitale. Esco nel 2012 per occuparmi di consulenza sulla trasformazione digitale. Ho pubblicato due saggi: “The Digital Self Manifesto” e “For Friends, not for Brands!”

 

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